Guardando questa foto oggi, mi é venuta in mente l'avventura che aveva appena vissuto Stringa (grigio) poco prima che venisse scattata. Premetto che i miei gatti possono entrare ed uscire di casa tramite un apposito passagatto . Non mi preoccupano tanto le auto perché qui di notte, (momento in cui loro prediligono uscire) é abbastanza tranquillo e ne passano poche. Sono molto abitudinari. Popone, (bianco) dorme tutto il giorno, e dopo cena esce a vagabondare nei boschi qua attorno (o almeno credo, non l'ho mai seguito). Verso le 4 di mattina, iniziano le sue visite di "cortesia" nei miei confronti. Rientra miagolando fortissimo per annunciare la sua presenza, sale sul letto e inizia darmi testate e nasate, poi, pretende di venire sotto il piumone con me, per poi poco dopo accorgersi di avere troppo caldo e quindi uscire di nuovo. Questa scenetta purtroppo si ripete varie volte prima del suono della sveglia. Stringa invece, malgrado sia il più vivace, non ama molto allontanarsi da casa, é un micio un po' pauroso. Forse per un senso d'insicurezza perché, a differenza della proverbiale agilità dei gatti, lui non riesce a fare salti molto alti, limitandolo un po' in tutto. Cosa faccia invece Polidoro, per me rimarrà un mistero, l'unica cosa certa é che non si stacca mai da Stringa, lo adora e segue ovunque. Tornando all'avventura di cui parlavo, una mattina, al momento della loro colazione, vedo che manca Stringa. Esco e lo chiamo a squarciagola ma niente. Fosse stato Popone non mi sarei tanto agitata in quanto capita che arrivi più tardi, ma lui no, non era mai mancato. Potete quindi immaginare la mia ansia. Ho iniziato a cercarlo ovunque, per tutto il giorno, ma di lui non c'era traccia. Verso sera avvisai la protezione animali sperando che qualcuno l'avesse trovato e portato lì, e invece niente. Ricordo che era primavera inoltrata ed era particolarmente caldo in quei giorni, unica mia consolazione perché pensai che se avesse perso l'orientamento e doveva passare la notte fuori,(la seconda), almeno non congelava. Quella notte non chiusi occhio, e al mattino purtroppo, di lui non c'era ancora traccia. Quel giorno dovevo andare dalla signora di cui mi occupo, e per fortuna pure lei ama i gatti, perché vedendo la mia preoccupazione mi rimandò subito indietro. Arrivata qua, ero un po' demoralizzata, perché di boschi ce ne sono tanti, e non era facile decidere da dove ripartire. Tenevo conto del fatto che lui non si sarebbe mai allontanato troppo, ma i posti vicini li avevo già controllati tutti. Allora decisi di spingermi un pochino oltre. Ad un certo punto, entrando in una parte del bosco non ancora perlustrata, immediatamente sentii un miagolio, provenire come da lontano. Il mio sollievo si tramutò subito in angoscia, perché dalla lontananza da cui proveniva quel suono, immaginavo fosse caduto nel burrone che mi si presentava davanti, e quindi non avrei saputo che fare. Cominciai a spostarmi qua e la per individuare esattamente da dove provenisse il lamento, e come mi spostavo un po', non lo sentivo più. Fu allora che mi accorsi che davanti a me c'era un albero, e di colpo capi cosa poteva essere successo. Tremando alzai piano gli occhi, e come temevo, incrociai due fari gialli pieni di paura e sfinimento, perché di una cosa ero certa, se non era rientrato, era perché aveva passato 2 giorni e 2 notti su quel albero. Un gatto normale riuscirebbe di certo a scendere da solo da un'altezza simile, (circa 4 metri), ma non lui. Malgrado l'albero era situato sopra il burrone, come lo vidi mi precipitai per arrampicarmi e tirarlo giù, piangendo disperatamente perché purtroppo mi sopravalutai, non avevo abbastanza forza per arrivare fino a lui. Chiamai immediatamente mio marito al lavoro, e sinceramente non ricordo cosa mi disse, ma credo che io sia stata abbastanza convincente perché arrivo in meno tempo possibile. E per tutto il tempo, io ero lì, impotente, a guardare il mio bimbo che non smetteva di miagolare e che di certo non capiva perché io non lo salvavo, davvero una cosa straziante. Per mia fortuna, era il periodo in cui mio marito faceva alpinismo, e quindi arrivò già con corde varie, perché non era una cosa facile salire su quel albero senza rischiare di cadere nel burrone. Quando lo raggiunse, Stringa andò più in su, ma per fortuna poi riuscì ugualmente a prenderlo e a calarlo fino a me. Non credo sia necessario che vi dica la sensazione che ho provato stringendomelo al petto. Lui, da tanto che era stanco, mi si addormentò subito in braccio. Quando rientrai in casa, dopo averlo nutrito e dissetato, lo misi su quella coperta vicino agli altri due. Nella foto si capisce subito chi, tra Polidoro e Popone, era il più felice nel rivederlo... Popone.. il suo menefreghismo alle volte é davvero invidiabile.
