Allora, la situazione descritta nel post precedente sarebbe questa.
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Polidoro non sta prendendo nessuna medicina, ma essere solidali é molto importante. Io invece, funziono ad intermittenza. Buon inizio settimana a tutti.
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Allora, la situazione descritta nel post precedente sarebbe questa.
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Polidoro non sta prendendo nessuna medicina, ma essere solidali é molto importante. Io invece, funziono ad intermittenza. Buon inizio settimana a tutti.
Ci sono, scrivo poco ma ci sono. In questi giorni ho avuto una specie di blackout interiore, e quindi, per riprendere a scrivere, almeno con quel poco di coerenza che spero di possedere, preferisco aspettare che torni completamente la corrente. Inoltre, non ho proprio niente da dire, nemmeno i gatti mi aiutano in questo, perché Chester e Popone, i quali stanno facendo una cura a base di ormoni per un leggero problema alla pelle, sono totalmente apatici, e Polidoro, è già strano e poco presente di suo, da sempre. Voglio però lasciarvi il video di una canzone che mi piace molto. Mi è sempre piaciuta, ma ci sono giorni e momenti, in cui il testo di una canzone, riesce a colpirmi maggiormente, e allora arriva a toccare corde nascoste. Questo è successo ieri, ed ora eccola qui, cantata in una versione leggermente diversa dal solito.
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L. Ligabue “Il Giorno Di Dolore Che Uno Ha”
Mi sembra giusto che almeno ogni tanto, qualcuno ristabilisca la gerarchia qua.
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Oggi ho ricevuto un sms di una mia amica, la quale non vedo da un po’, in cui diceva che tra due mesi aprirà il suo ristorante, e m’invitava all’inaugurazione. È sempre stato il sogno della sua vita, ed ora l’ha realizzato. Il mio primo orribile pensiero è stato “ecco, un’altra ce l’ha fatta, ora tra le poche amiche che avevo, rimango davvero solo io a non aver concluso nulla nella vita”. Giuro però, che sono felicissima per lei, se lo merita, nemmeno lei ha avuto una vita facile, (altra cosa questa, che mi fa pensare al fatto che forse le mie, sono solo patetiche scuse). Anche se può sembrare il contrario, la mia non è invidia, di certo andrò all’inaugurazione augurandole sinceramente ogni bene, solo che per l’ennesima volta, mi sento una fallita. Se questo fa di me una persona odiosa, allora lo sono.
Inoltre, ultimamente, tutti i mostri che assorbivano completamente la mia vita due anni fa, quando timidamente approdavo qua su Splinder, stanno tornando a gran velocità. Stessi problemi, stesse incomprensioni. Spesso, sento persone lamentarsi malinconicamente, che tutte le cose cambiano, mentre io, non so che darei perché almeno alcune, potessero realmente cambiare.
Questa canzone ormai, è roba trita e ritrita, ma lo sono anch'io, e pure le mie menate.
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Scusate, ma ultimante mi capita di stare molto male nella mia pelle.
l’autunno scorso, (qui) ad interrompere la calma piatta, arrivò LUI...
immediatamente, si è sentito in dovere di aiutarmi a:
preparare il succo d’uva
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controllare che le rotelle della lavastoviglie scorressero alla perfezione
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smussare un po’ gli angoli delle decorazioni natalizie
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potare le piante
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tenere in forma i miei jeans
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Dopo tante fatiche, apprezzatissime da me, il piccino, oggi compie il suo primo anno di vita.
AUGURI CHESTER!!!!
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E finalmente, per quest’occasione, sono riuscita anch’io a mettere i video su you tube (Ringrazio Fabrizio per il link con le istruzioni)
Prossimamente, ne metterò alcuni in cui si vede come Chester abbia contribuito alla riabilitazione di Popone, ma oggi, siccome è il suo compleanno, vi lascio questo. La ripresa non è delle migliori, ma seguire i suoi movimenti, non perdendo l’equilibrio, ( in tutti i sensi) era impresa ardua.
Chester, dicembre 2007
Forse alcuni di voi, ricorderanno i somarelli innamorati di cui parlavo l’anno scorso in questo post. Bene, per tutti questi mesi, ho pensato spesso a loro e a quell’adorabile casetta di legno. Ho immaginato che a questo punto, la famiglia poteva anche essersi allargata, quindi, settimana scorsa, durante una breve gita di qualche giorno, siamo tornati allo stesso albergo. Purtroppo ho avuto una gran delusione, perché la casetta era ormai adibita a ripostiglio, e degli asinelli, neanche l’ombra. La gestione era cambiata, e visto il paradiso che i precedenti proprietari gli avevano costruito, voglio credere che se li siano portati via con loro. Il giorno dopo, abbiamo deciso di proseguire e siamo andati a vedere da molto vicino, la parete nord dell’Eiger.
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A quanto pare, per gli appassionati, pur non raggiungendo per 30 metri quota 4000, é una tra le più dure e prestigiose da scalare. Allora, per arrivare in questo posto paradisiaco, si prende un trenino a cremagliera, dove si raggiunge quota 2061 metri. Volendo, sempre con il trenino, si può continuare la salita fino ad arrivare sulla Jungfrau.
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Ma la giornata non era limpidissima, e non ero neppure equipaggiata per un’altezza simile. Ad ogni modo, lì dove siamo andati noi, era come trovarsi in cima al mondo, e nonostante le nuvole, la vista era impressionante.
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Arrivando col trenino, ci si trova davanti alcuni alberghi e ristoranti, non molti, e per il resto, distese infinite di verde. Da lì, si può salire lungo un sentiero per poter vedere appunto questa parete da vicino, più si sale, meglio é. Nei giorni scorsi, avevo anticipato che avrei parlato di animali mai visti su questo blog. Bene, camminando su per il sentiero, mi sono ritrovata faccia a faccia, con queste qua.
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Potrebbe sembrare che stessere lottando, invece si facevano le coccole, erano tenerissime.
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Poi c’era questa, con il tubo dell’acqua in bocca, che pareva aspirasse da un narghilè, era davvero comica.
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Potevano pascolare in prati vastissimi.
Vedere animali, godere di tanta libertà, fa veramente bene al cuore.
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Questo invece, credo si possa osservare solo in alta montagna, e si chiama Gracchio Alpino, molto simile al corvo, se non per il colore del becco. Ce n’erano moltissimi, i tetti n’erano completamente ricoperti, lo scenario ricordava vagamente il film di Hitchock “Gli Uccelli”.
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Poi volendo, ce n’era anche un altro… ( tra quelli raramente visti qui)
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Di certo meno interessante degli altri due, ma senza il quale, non esisterebbe questo blog. Qui avevo abbandonato il sentiero, perché volevo salire il più vicino possibile alla montagna per poterla fotografare meglio. Poi, dopo aver scattato le foto, ci siamo avviati verso la stazione, e qui si è prodotta una scena che, se fosse accaduta a qualcun altro mi sarei pure divertita. Lungo il sentiero, non c’era quasi più nessuno, e ad un certo punto, abbiamo incontrato tre rubicondi pastorelli. Vederli e capire cosa stava succedendo, è stata una cosa sola. In pratica, stavano radunando tutte le mucche per portarle nelle stalle. A vederle in tv o in fotografia, non sembrano così grandi, invece sono enormi. Io, di punto in bianco, mi sono vista queste bestione passarmi da parte a passo sostenuto, ed ero certa che mi avrebbero usato come zerbino.(Il tutto filmato scrupolosamente dal consorte, e no, non lo posto il filmino). A dire la verità, quando poi ho visto che mi evitavano, ho realizzato di essere al centro di una scena piuttosto buffa, perché le poche persone rimaste, si erano prudentemente sposate, mentre sul sentiero c’ero solo io e la mandria al galoppo. Inoltre, correvo pure un altro rischio, perché, forse per via del movimento, o forse perché prima di andare a nanna usavano fare così, sta di fatto che tutte quante (non vorrei apparire volgare, ma non ci sono molti modi per descrivere la faccenda), dal posto preposto alla produzione di letame, pareva facessero a gara per colpirmi. Mi sembrava d’essere dentro un video gioco, e il bersaglio da sconfiggere ero io.
In ballo, avrei un post allegro, vorrei parlarvi del luogo in cui sono stata alcuni giorni fa, e mostrarvi animali che solitamente non vedete qui su questo blog. Ma il mio attuale stato d’animo non me lo consente. Oggi sono scesa al fiume sotto casa mia per cercare un po’ di tranquillità, ma appena arrivata, ha iniziato a piovere. Tanto, non m’importa nulla dell’abbronzatura. A metà sentiero però, ho avuto la pessima idea, di fermarmi un momento dov’è stato sepolto il mio adorato Stringa, è la prima volta che ci vado da quando se n’è andato. Guardavo per terra, e con gli occhi della mente, ho visualizzato, prima la scatola, e poi l’asciugamano al suo interno, dove il mio veterinario, con gli occhi rossi quanto i miei, lo ha adagiato dopo che si era addormentato per sempre. Come mi sono sentita ve lo lascio immaginare. Dicevo pessima idea, perché di certo questo non ha contribuito a risollevarmi il morale.
Ho avuto un periodo durante la mia adolescenza, in cui ogni giorno subivo qualche angheria. Non ho mai avuto violenze fisiche, solo psicologiche, ma non per questo meno dolorose e permanenti, le classiche cicatrici invisibili. Aprivo gli occhi il mattino, e anche se non sapevo come o quando, sapevo invece che prima di sera, quella persona mi avrebbe provocato sofferenza. Cercavo di salvarmi rendendomi invisibile il più possibile e sapendo che alla prima occasione me ne sarei andata via da quella casa. La tristezza mi faceva compagnia ogni giorno. Se guardo le poche foto che ho conservato di quegli anni, provo pena per quella ragazzina, perché il suo sguardo è morto, e mi chiedo come possa esserne uscita indenne.(oddio, quasi indenne). Ad un certo punto ormai, ero rassegnata, perché essendo io di carattere ribelle, ma non potendo in alcun modo ribellarmi, mi richiudevo sempre più in me stessa. Tenevo un diario, ma non riuscivo nemmeno lì ad esternare tutto il mio disagio, perché temevo che qualcuno potesse leggerlo a mia insaputa. Ricordo che tra uno sfogo e l’altro, alle volte scrivevo delle brevi poesie, o almeno io m’illudevo che lo fossero. Più che altro, erano frasi uscite di getto. Una di queste, oggi continua girarmi in testa. Avevo dodici anni, e scrivevo: ”Le illusioni nascono al mattino e muoiono alla sera”. Ora mi chiedo, possibile che a quell’età, ero più saggia di quanto non lo sia ora? Perché se il male arriva da una persona malvagia, soffri ma te lo aspetti. Se invece il dolore te lo provoca una persona buona, anche se involontariamente, allora questo ti annienta. Mi dispiace se questo post è un pugno nello stomaco, ma io, oltre ad essere quella dei gatti, delle torte, delle belle canzoni e alle volte delle risate, purtroppo sono anche questo disastro emotivo. Non vorrei mancare di rispetto a nessuno, ma se non vi dispiace, vorrei gentilmente chiedervi di non commentare questo post. So bene che c’è la funzione per disabilitare i commenti, ma non l’ho trovata e comunque avrei paura di fare qualche casino. Questa mia richiesta, in parte è perché questo è solo uno sfogo che da tanto sentivo di dover fare, e qui, tra gente che mi conosce ma non mi conosce, mi è sembrato il posto adatto. E in parte, è perché voglio evitarvi l’imbarazzo di dover dire la vostra su un argomento delicato. E ripeto, avevo solo bisogno di buttare fuori un po’ di veleno, non c’è motivo di preoccuparsi. Il post allegro di cui accennavo all’inizio, arriverà ugualmente.
Povero Popone, che non chiede altro di un po’ di tranquillità e di una scatola di cartone, non importa se la misura è sbagliata.
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Io poi, per evitargli eventuali (praticamente certi) attacchi indesiderati...
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...cerco sempre di proteggerlo.
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È il gatto più buono che io abbia mai incontrato, posso fargli qualsiasi cosa e lui non si rivolterebbe mai. Con questo caldo, quando gli ho messo per scherzo il coperchio in testa, non ha fatto una piega. So bene che a tutti voi è simpatico quel pestiferino di Chester, ma Popone è il mio bimbo adorato, e avrà sempre un posto d’onore nel mio cuore.